Giro, ambito circoscritto; usato spec. nelle locuzioni che indicano un periodo approssimativo o la vicinanza
da tornare, dal latino tornare ‘lavorare al tornio, far girare la ruota del tornio’, derivato di tornus ‘tornio’.
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Giro, ambito circoscritto; usato spec. nelle locuzioni che indicano un periodo approssimativo o la vicinanza
da tornare, dal latino tornare ‘lavorare al tornio, far girare la ruota del tornio’, derivato di tornus ‘tornio’.
Varietà di italiano scritto propria della comunicazione digitale – messaggi, chat, post, commenti – caratterizzata da informalità, brevità, frammentarietà, contaminazione con l’oralità e con l’inglese della rete
composto del prefisso e- (dall’inglese, abbreviazione di electronic, come in e-mail, e-book) e italiano, con aferesi della i; coniato dal linguista Giuseppe Antonelli nel 2012.
Prendere nella rete; in senso figurato, attrarre qualcuno con arte per ingannarlo
voce dotta recuperata dal latino irretīre ‘prendere nella rete’, derivato di rēte ‘rete’ col prefisso locativo in-.
Ucciso
voce dotta recuperata dal latino interfectum, participio passato di interficere ‘uccidere, distruggere’, composto di inter- ‘in mezzo’ e facere ‘fare’.
Chi gestisce un bar o lavora al bancone occupandosi della preparazione e del servizio di bevande, caffè e alimenti
derivato di bar, con il suffisso -ista.
Il luogo in cui si incrociano due o più strade
da croce, dal latino crucem ‘croce, patibolo’, col suffisso -icchio.
Chi provoca con malignità discordie e rancori fra le persone
composto di mettere e di male.
La mietitura del grano e dei cereali; per estensione il raccolto e, in senso figurato, una grande abbondanza
dal latino messis, ‘mietitura’, derivato di metĕre ‘mietere’, participio passato messus.
Nella credenza popolare, influsso malefico esercitato dallo sguardo di certe persone, per invidia o malanimo, anche inconsapevolmente; per estensione, sfortuna, iettatura
composto di malo e occhio; il sostantivo unito è ottocentesco, nato dalla locuzione ben più antica mal occhio.
Povero e doloroso; misero, meschino; scarso, debole
prestito germanico medievale, dal germanico *gram ‘cattivo, dannoso’ (donde il tedesco Gram ‘affanno, angoscia’).
Ravviato col pettine; in senso figurato, curato nella forma, per lo più in modo eccessivo
participio passato di pettinare, dal latino pectināre, derivato di pecten ‘pettine’, da pectĕre ‘pettinare, cardare’, su una radice indoeuropea legata alla tosatura e al vello.
Varietà: dialetto ascolano — Compare, cioè padrino di battesimo o di cresima del proprio figlio; poi, semplicemente ‘compaesano’, ‘amico’
dal latino ecclesiastico compătre(m) ‘padrino’, derivato di păter ‘padre’ col prefisso co(n)-.
Ripostiglio, luogo stretto e angusto, spesso buio
composto da buzzo, derivato da bugio, ovvero ‘vuoto’, con prefisso ca- da cata- e s- intensiva.
Relativo a Luigi Pirandello e alla sua opera; che ne ricorda le situazioni paradossali e angosciose, in cui identità e verità vacillano
dal nome di Luigi Pirandello (1867-1936).
Che riguarda gli umori del corpo; e, nell’uso comune, di chi muta umore con facilità
deriva da umore, dal latino (h)umor ‘liquido, umidità’, a sua volta da (h)umēre ‘essere umido’; il valore di ‘temperamento, disposizione d’animo’ nasce dalla dottrina ippocratica.
Mettere insieme poco alla volta e a fatica, quasi granello per granello, ciò che è scarso o disperso — specialmente denaro
derivato di granello, diminutivo di grano (dal latino granum ‘chicco, seme’), col prefisso ra-.
Mancante di una parte, non pieno, non intero; per estensione, detto di persona, che manca di senno o di prontezza di mente
participio passato di scemare ‘diminuire, ridursi della metà’, attraverso il latino volgare *semare, derivato del latino tardo sēmus ‘mezzo, dimezzato’, a sua volta da sēmi- ‘metà’.
Che ha uguale valore o efficacia, equivalente; in particolare, nel linguaggio burocratico, detto di titolo che vale quanto un altro
voce dotta recuperata dal latino tardo aequipollens, composto di aequus ‘uguale’ e del verbo pollēre ‘essere forte, valere, avere forza’.