Lasciare in secondo piano, trascurare o disprezzare; rimandare, anteporre altro. In ambito giuridico, invertire l’ordine di priorità fra creditori o ipoteche; nell’uso burocratico, scrivere sul retro di un documento
dal latino medievale postergare, formato sulla locuzione latina post tergum «dietro le spalle», con tergum «dorso, schiena». In origine valeva letteralmente «gettarsi qualcosa dietro le spalle».
Degno di Catone; austero, severo; intransigente, rigidamente moralistico
da Cato, Catonis, cognomen della gens Porcia, in duplice riferimento a Marco Porcio Catone detto «il Censore» e Marco Porcio Catone detto «l’Uticense».
Disturbare, importunare, infastidire; al riflessivo annoiarsi, stancarsi
derivato di coccia ‘guscio, chiocciola’ — dal greco kochlías ‘chiocciola, conchiglia’, attraverso il latino classico cŏchlĕa e il volgare *cŏcea, — con una s- privativa; propriamente, ‘rompere il guscio’.
In linguistica e filosofia del linguaggio, relativo agli effetti che un atto linguistico produce sui pensieri, sui sentimenti o sulle azioni di chi ascolta, di chi parla o di altre persone
derivato di locutorio con prefisso per-, sul modello dell’inglese perlocutionary.
voce dotta recuperata dal latino inexhaustus, in cui il prefisso in- negativo è anteposto a exhaustus ‘esausto’ participio passato di exhaurire ‘attingere, svuotare’, da haurire ‘attingere’ col prefisso intensivo ex-.
Dipingere, colorire, ricamare; figuratamente, descrivere con particolare evidenza, evocare o raffigurare nella mente, esprimere attraverso parole, suoni o gesti. Esiste inoltre un secondo pingere, antico e poetico, che significa ‘spingere, sospingere’ e, nella forma pronominale, ‘inoltrarsi’
nel significato di ‘dipingere’, dal latino pĭngĕre, ‘ricamare, colorire, dipingere’. Nel significato di ‘spingere’, è invece tratto da spingere per caduta della s- iniziale.
Varietà: lombardo occidentale — propriamente San Michele, ma per traslato ‘trasloco’, in particolare nell’espressione «fà sanmichée» ‘traslocare’
dal latino sanctus ‘santo’ e Michael, che è dall’ebraico Mîkhā’ēl ‘chi è come Dio?’, tradotto tradizionalmente in latino con la formula “Quis ut Deus?”.