Irretire

ir-re-tì-re (io ir-re-tì-sco)

Significato Prendere nella rete; in senso figurato, attrarre qualcuno con arte per ingannarlo

Etimologia voce dotta recuperata dal latino irretīre ‘prendere nella rete’, derivato di rēte ‘rete’ col prefisso locativo in-.

  • «Si è lasciato irretire da chi dava risposte semplici alle sue domande.»

Il laccio strappa per un arto. L'amo occulto penetra e trascina. La tagliola spezza e squarcia. La rete, invece (e mi perdonerete l'inizio violento ma necessario) si comporta in maniera diversa: prende in modo più discreto. Certo è un arnese da caccia, e non è detto che lasci senza un graffio, anzi c'è comunque violenza nel modo che ha d'imprigionare — ma è strutturalmente più subdolo, nella sua morbidezza. E teniamolo a mente.

La parola, di suo, non direbbe altro. Irretire viene dal latino irretīre, che è da rete con davanti un in di posizione: mettere nella rete, facile. Una voce dotta ialina. Solo che il senso letterale è difficile che si usi, mentre il figurato gode di ottima fortuna.

Anzi, nel figurato si trova a suo agio fin dal principio. La prima volta che compare in italiano non c'è nessuna particolare forza seduttrice: c'è Dante (EDDAI!) che, salendo al cielo nel primo canto del Paradiso, si libera di un dubbio e si ritrova a dibattersi subito in un altro. «S'io fui del primo dubbio disvestito, / per le sorrise parolette brevi, / dentro ad un nuovo più fu' inretito.» Più un impastoiato che un sedotto (peraltro, anche l'impastoiato ci parla di lacci per animali, anche se è termine d'allevamento più che di caccia).

Senz'altro l'aura poi è maturata in una direzione maliziosa. Chiaro, chi irretisce (specie in senso figurato) non colpisce e non strappa: avvolge progressivamente, e l'insidia l'ha preparata altrove, per tempo. Così l'irretito non ha un madornale attacco subìto da mostrare e denunciare — niente lividi, niente aggressioni, niente estorsioni. A ben vedere, si è mosso da solo. Ed è qui che troviamo l'esercizio di fascino di chi irretisce: induce l'altro al passo fatale. Da antipatici non si irretisce nessuno.

Capiamo bene che nel pur affollato campo dell'imbroglio, questo vale a distinguerlo — ed è bello leggere questa squadra domandandoci: chi si muove? Accalappiare tira di sorpresa. Circuire gira intorno e stringe il cerchio, la fatica è del predatore. Abbindolare è sempre di questo genere. L'infinocchiare e il turlupinare si fondano su immagini più sofisticate, ma la parte maliziosa deve darsi il suo daffare. L'invischiare (sempre venatorio, cattura con colla di vischio) è piuttosto simile all'irretire, alla fine: tende una trappola che cattura e non ferisce. Ma il risultato è meno fine, meno machiavellico, e invece dà sensazioni più pastose e appiccicose.

Abbiamo anche possibilità come l'allettare e blandire, che attirano davvero, ma la lusinga non è automaticamente ingannevole. E può funzionare anche all'impronta. L'irretire rende meglio sui disegni lunghi, sugli orditi pazienti: implica il lavoro preliminare dell'annodare maglia per maglia.

Così possiamo parlare del guru che irretisce i suoi adepti, della venditrice che ci ha irretito con una dimostrazione magnetica al mercato di come funziona la sua innovativa mandolina (che certo useremo, a differenza delle altre due che abbiamo); di come abbiamo irretito gli amici con cui adesso guardiamo la nostra serie preferita fino alle tre di notte. Peraltro è un verbo classico con cui, in diverse traduzioni di Tolkien, si rende il modo che ha il male di sedurre e corrompere. Elegantissimo.

Parola pubblicata il 05 Agosto 2026 • di Giorgio Moretti