Pavido

pà-vi-do

Significato Pauroso, che manca di coraggio

Etimologia voce dotta recuperata dal latino pavidus ‘che ha paura’, derivato di pavere ‘aver paura’.

  • «Non è stato in grado di fare la cosa giusta perché è un pavido.»

Non è un dato che si possa tranciare con l'accetta, ma scorrendo le occorrenze del pavido nella storia della nostra letteratura è abbastanza manifesto come nell'economia dei suoi significati il giudizio morale sia via via cresciuto.
La paura confina sempre con la viltà, ma è un'emozione con la sua saggezza, e il pavido è stato lungamente né più né meno attributo di 'chi ha paura'. D'altro canto, per quanto sia una voce dotta, da lì nasce — il latino păvidus è da pavēre, 'aver paura', da cui il pavōr che dà la paura stessa. Insomma, a esser pavidi di notte, a esser pavidi durante una fuga, a esser pavidi quando qualcuno di amato corre un pericolo, c'è poco di male, e il pavido biasimava poco. Ma giunge l'Ottocento.

Nell'Ottocento, e nel Novecento anche di più, il pavido si fa caratterialmente timoroso. Manca di fermezza, manca di coraggio, è insicuro e vile. Non guarda in faccia la sua paura, permettendo che lo calpesti e lo attraversi, per non perdersi e reagire. Scantona, evita, scappa, tentenna. Il cuore pavido è indeciso al bene e al giusto — al contrario di chi ha un cuore impavido, e presumibilmente tiene le mani sui fianchi in posa eroica.

Forse sul pavido ha pesato l'altezza del suo registro. Le parole di questo genere si inclinano bene alle considerazioni morali che ambiscono a una profonda intelligenza delle cose e a una compostezza olimpica — correre al vile, al codardo, al pauroso ci fa sentire uno sprezzo bassotto, irrisorio e coinvolto.

Se noto un pavido tentativo di avvicinamento, se parlo delle pavide scuse di chi viene chiamato a rispondere di ciò che ha detto, se descrivo la pavida condiscendenza con cui qualcuno dà ragione a chi sta seduto al vertice, se addito il silenzio pavido di chi non dice che un'ingiustizia è un'ingiustizia, ecco che ho già dato forma a un'intera psicologia. La progressione di questa squisita parola è spietata (e forse meno intelligente di quel che vorrebbe): dall'emozione salta al carattere, dal carattere sdrucciola alla colpa d'esser piccolo, pallido, timido, trepido, livido sul pavé della paura.

Peraltro, è giusto dibattuto se il pavēre si affratelli al pavīre, un 'battere la terra' da cui il pavé di sanpietrini che pavimentano le strade, nell'idea originaria di un battere i denti.

Parola pubblicata il 27 Ottobre 2026 • di Giorgio Moretti