Anfratto
an-fràt-to
Significato Cavità angusta, recesso
Etimologia voce dotta recuperata dal latino anfractus ‘sinuosità, giravolta, tornante, recesso, raggiro’.
- «Non hai idea di quanti anfratti ho dovuto frugare per trovarlo.»
Parola pubblicata il 25 Ottobre 2026 • di Giorgio Moretti
Parliamo innanzitutto di roccia, di una cavità che è poco più di una crepa — che sa accendere l'immaginazione in maniera formidabile.
Che nell'anfratto ci sia qualcosa di rotto, diciamo pure di fratto, suona forte, ma non corriamo troppo, gli etimologi non hanno finito di schiaffeggiarsi coi guanti, pare. C'è chi lo vuole di derivazione osca, c'è chi lo vuole effettivamente derivato di frangere (come lo consideravano pure in antichità); ciò che però è di primaria importanza, e su cui le etimologie bene o male convergono, è il prefisso — che se non è proprio il latino amb- 'intorno' è un suo omologo.
In effetti l'anfractus latino, prima d'essere un anfratto come lo intendiamo noi, buono per polpi, scorpioni, pipistrelli, basilischi e coboldi, era una sinuosità, una tortuosità, fino alla curva del tornante e alla giravolta. Ad esser fratta non è la roccia in cui si schiude, ma lo zigozago in cui si snoda. Tant'è che diventa anche il raggiro truffaldino e lo stile prolisso.
Questo recesso sinuoso, che così giunge in italiano, prende una china via via più intensa. L'anfratto diventa la via tortuosa, sempre più stretta, l'insenatura sempre più inaccessibile, l'irregolarità frammentata di valli e superfici (ad esempio «Quella parte della superficie lunare che più luminosamente rimanda i raggi ha tanti anfratti, protuberanze e avvallamenti.», ci racconta chi se non il nostro GG, con l'occhio sul cannocchiale).
Nel Novecento è quello che intendiamo noi: tanto si è piegato l'anfratto, tanto si è racchiuso, da diventare una cavità stretta e riposta nella roccia o nel terreno... o nella metafora. La selezione ha avuto un esito davvero specialissimo.
Pensiamo a un esimio collega che pure si squarcia tetra in pareti di roccia, l'antro: come è arioso! A dispetto del fuoco d'ossa acceso dall'orco, l'antro ha un profilo spazioso — anzi diremmo che ha molti anfratti, quelli in cui tenteremmo di nasconderci mentre quello annusa forte l'aria mugghiando «Ucci ucci».
Il pertugio è invece strettissimo, a stento ci passa qualcosa, e spesso è considerato in senso positivo — bucato com'è stato, prende l'aria di una possibilità. E ce l'ha anche il meandro, abusivamente labirintico, ma comunque pervio, al contrario dell'anfratto, che si è fatto genere di buco. In effetti l'anfratto è una sorta di recesso — luogo appartato, recondito, ma rispetto al recesso non pone accento sull'intimità e la lontananza, quanto sull'involto e sullo squallido. Piccolo, irregolare, naturale.
Il suo carattere speleologico emerge bene, nell'uso figurato. Posso mandare una voce al bambino sotto la doccia raccomandandomi di strusciare bene col sapone in ogni anfratto; negli anfratti della legge con quattrocento commi si trovano prebende apparecchiate ad personam o quasi; negli anfratti del web si ritrova sempre qualche dichiarazione compromettente da rispolverare.
La curva spezzata si stringe tanto che si fa spaccatura, buco franto, crepa di spelonca in cui si annida e nasconde chissà cosa, ricettacolo negletto e pauroso. Difficile da sondare e da tener pulito. Mica male.