Figura dell’antica notazione musicale che indica un gruppo di due o più note da cantarsi su una sola sillaba; dalla ligatura è derivato il segno musicale moderno chiamato ‘legatura’ e consistente in una linea curva, che assume due significati: legatura di valore e legatura di portamento. Nel primo caso prescrive l’unione di due note poste alla stessa altezza, che si eseguono come un suono unico della durata equivalente alla somma di entrambe. La legatura di portamento o di frase collega più note, anche a diversa altezza, in una linea unitaria e coerente, senza staccarle o accentarle singolarmente
dal latino tardo ligatūra, derivato di ligare, con il suffisso -ura, che indica azione.
Sostanza odorosa estratta in natura dall’albero Cinnamomum camphora e da altri vegetali, e ottenibile per sintesi, dai molti usi, e in particolare usata come repellente per le tarme
attraverso il latino medievale camphora, che viene dall’arabo kāfūr, ‘canfora’, forse da una lingua austronesiana o da una lingua indiana.
Manoscritto antico, specie su pergamena, da cui sia stato raschiato via un testo e sovrascritto uno nuovo; scritto pieno di correzioni e cancellature; schema analitico delle trasmissioni radiofoniche o televisive in programma; programmazione
voce dotta recuperata dal latino palimpsèstos, prestito dal greco palímpsestos, composto di pálin ‘di nuovo’ e di un derivato di psáo ‘grattare, raschiare’.
Di Dio o degli dei, che ha la natura, l’essenza della divinità, che partecipa della perfezione di Dio, ispirato o che procede da Dio; eccelso, sublime, straordinario; in letteratura, profetico, indovino
voce dotta recuperata dal latino divinus (derivato di divus ‘dio’) letteralmente ‘proprio degli dei’ ma anche ‘straordinario, sublime, meraviglioso, prodigioso’.
voce dotta recuperata dal latino abigeàtus, derivato dal verbo abìgere, cioè ‘spingere via’, derivato di àgere, ‘condurre’, col prefisso ab- che indica allontanamento.
Delirio, pazzia, demenza intesa sia come patologia, sia in senso figurato. In musica: danza di origine iberica; schema melodico-armonico in voga nel periodo barocco
dal latino fòllis ‘sacco, mantice’, dalla famiglia di flare, ‘soffiare’, da cui ‘folle’, come ‘testa vuota’, con il suffisso -ia, che serve a formare nomi astratti (come in allegro – allegrìa).