Proprio della luna, relativo alla luna; che ha caratteri simili a quelli della luna, specie nel senso del lividamente luminoso, del pallido, del desolato, dell’etereo; alieno, fantasioso, di un altro mondo
da luna, uguale in latino, da una radice indoeuropea col significato di ‘luminoso, brillante’, da cui lo stesso lux ‘luce’.
voce dotta recuperata dal latino tardo proditorius, da proditor ‘traditore’, a sua volta da proditus, participio passato di pròdere ‘consegnare’, derivato di dare con prefisso pro- ‘davanti’.
Parte metallica, sottile e tagliente, di un utensile o di un’arma. Terreno basso, paludoso o franoso. Monaco buddista tibetano. Mammifero originario delle Ande, della famiglia dei Camelidi
nel primo significato dal latino laminam, “lastra di metallo”, nel secondo dal latino lamam, “palude”, nel terzo dal tibetano blama, “maestro”, nel quarto dal quechua lama, passando attraverso lo spagnolo llama.
Atto o gesto inappropriato, maleducato, senza creanza o anche sciocco, stupido, compiuto senza riflettere
dal libro ‘Lessico famigliare’ di Natalia Ginzburg, probabilmente derivato dal ladino (il giudaico-spagnolo) negregura, derivato di negro ‘nero’, con significati multiformi in genere negativi — dal latino niger.
Nel mito, cibo degli dei, che dava l’immortalità agli umani che la mangiavano; cibo o bevanda di sapore squisito; genere di pianta delle Asteracee
voce dotta recuperata dal latino ambrosia, prestito dal greco ambrosia ‘cibo degli immortali’, derivato di ámbrotos ‘immortale’, a sua volta da brotós ‘mortale’, con a- privativa.
Viaggio marittimo compiuto tutto intorno a un’isola o a un continente; viaggio intorno al globo, e in generale viaggio compiuto intorno a un certo oggetto, anche figurato
dal francese circumnavigation, recuperato dal latino tardo circumnavigare ‘costeggiare’, composto di circum ‘intorno’ e navigare ‘navigare’.
Capacità di sopportazione dello sgradevole o del dannoso; atteggiamento di accettazione di differenze specie ideali; divergenza ammessa rispetto allo stabilito
dal latino tolerantia, derivato di tolerare ‘sostenere, sopportare’, derivato di tòllere ‘sollevare, innalzare’.
Effetto vocale cantato che si ottiene passando velocemente dalla voce di petto a quella di falsetto e viceversa, alternando ampi salti melodici di sesta, di settima e d’ottava, anche consecutivi, tipico dei canti di montagna della Svizzera e del Tirolo; genere della musica popolare che utilizza questa tecnica esecutiva
prestito moderno dal tedesco Jodel, ‘canto in falsetto’ caratteristico dei montanari tirolesi, per imitazione onomatopeica della sillaba jo.
Di colore rosso vivo, sgargiante; che manda bagliori rossastri, sfavillante, lucido; in senso figurato pirotecnico, grandioso, sorprendente, avvincente
voce dotta recuperata dal latino rutilare, derivato di rutilus ‘rosso’, della stessa famiglia del sinonimo ‘ruber’.