Nome comune degli uccelli appartenenti alla famiglia degli sfeniscidi, di cui il pinguino imperatore è la specie più nota
forse dal bretone pennguenn, letteralmente “testa bianca”, attraverso la mediazione dell’inglese e poi del francese.
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Nome comune degli uccelli appartenenti alla famiglia degli sfeniscidi, di cui il pinguino imperatore è la specie più nota
forse dal bretone pennguenn, letteralmente “testa bianca”, attraverso la mediazione dell’inglese e poi del francese.
In musica, canto corale della lirica greca classica in onore di Dioniso, e denominazione recuperata in epoche moderne come riferimento d’ispirazione; in poesia, componimento che inneggia all’ebrezza e al vino; figuratamente, discorso di lode nei confronti di qualcuno, a volte con sfumatura ironica
dal latino dithyrambus, dal greco dithýrambos, di origine ignota.
Alto mare; grande quantità; insieme di situazioni complicate da cui si esce con difficoltà
voce dotta recuperata dal latino pelagus ‘alto mare’, a sua volta dal greco pélagos.
Mescolare, riunire; creare una lega di mercurio e altri metalli
da amalgama, attraverso il latino medievale amalgama, a sua volta dall’arabo ‘amal al-ğamā’ ovvero ‘attuazione dell’unione’: ‘amal deriva dal verbo ‘amila, cioè agire, operare, funzionare, e ğamā’ è il coito.
Rimprovero severo, richiamo al dovere, esortazione
voce dotta recuperata dal latino monitus, derivato di monère ‘avvertire, ricordare’.
Furfante, manigoldo; buono a nulla, sciocco, goffo
etimo incerto.
Privo di senno; che agisce in modo sconsiderato, irrazionale; ossessionato; estremamente grande o intenso; che gira a vuoto
dal latino follis ‘sacco di cuoio, pallone’, da cui figuratamente ‘testa vuota’ e quindi ‘stolto’.
Schernire pubblicamente; sminuire, svilire
da corbacchio, accrescitivo di corbo, variante di corvo.
Tessuto spesso e grosso, annodato a mano o lavorato a macchina, usato per arredare, principalmente come copertura dei pavimenti
attraverso il latino tapétum e il greco tápes, dalla radice persiana tap, col significato di ‘tessere’.
Fare pazzie, comportarsi in modo strano; divertirsi follemente, giocare in maniera frenetica; scherzare
da pazzo, di etimo incerto.
Famiglia di strumenti grafici che servono a vari scopi, in particolare tracciare circonferenze; in senso figurato avere misura, ponderare, controllare
da compassare, ipoteticamente uguale nel latino parlato e col significato di ‘misurare a passi, misurare con precisione’, derivato di passus ‘passo’ col prefisso cum- ‘con’.
Mercenario tedesco rinascimentale; persona rozza e violenta
dal tedesco Landsknecht, composto di Knecht ‘servo’ e Land ‘terra, regione, paese’.
Enorme; magniloquente
voce dotta, recuperata dal latino sesquipedalis ‘di un piede e mezzo’, composto di sesqui- ‘una volta e mezzo’ e pedalis ‘lungo un piede, simile a un piede’, derivato di pes ‘piede’.
Che vaga senza meta, senza sede fissa, vagante; di animale, senza padrone, fuori dal branco
derivato di randa ‘orlo’, voce gotica col medesimo significato.
Nome comune della specie Corvus corone, appartenente alla famiglia dei corvidi
dal latino cornicula, diminutivo di cornix, ‘cornacchia’, da una radice indoeuropea di probabile origine onomatopeica.
Ininterrotto; in musica, basso strumentale notato su un solo pentagramma, che accompagna senza interruzioni voci o strumenti, riassumendo con numeri e accidenti l’armonia di una composizione; fu particolarmente in uso nel XVII e XVIII secolo
dal latino continuus ininterrotto, derivato di continère ‘mantenere, trattenere’, formato da cum- e tenère ‘tenere, possedere, trattenere’, dalla radice indoeuropea ricostruita come ten- ‘tendere, distendere’.
Elemento formativo iniziale di una parola composta, che in particolare deriva da una parola di significato compiuto
derivato di prefisso (propriamente participio passato di prefiggere, che è voce dotta recuperata dal latino praefìgere ‘ficcare in cima’, derivato da fìgere ‘figgere’ prefisso prae- ‘davanti) col suffisso -oide, derivato dal greco -oeidés ‘simile a’, da êidos ‘forma’, ‘modello’.
Colorante rosso estratto originariamente dalla radice della pianta robbia o garanza
dall’arabo al-‘uṣāra, cioè ‘succo’, dal verbo ‘aṣara, ‘spremere, strizzare’.