Zazzera

zàz-ze-ra

Significato Capigliatura, specie maschile, tenuta lunga, anche incolta o trasandata

Etimologia dall’antico zazza, che è dall’ipotetica voce longobarda *zazza ‘ciocca, ciuffo’.

  • «Che zazzera! Ma non eri stato dal parrucchiere?»

La zazzera, simpatico nome con cui si indica la capigliatura lasciata andare, specie maschile, è un'eredità longobarda. Non solo parole di falegnameria e violenza, dunque, anche il fashion.

Prima della zazzera l'italiano conosceva la zazza, un termine che si ricostruisce fosse giusto anche longobardo, col significato di 'ciuffo, ciocca'. C'è da chiedersi com'è che sia entrato nella parlata del futuro italiano — ci dev'essere stato qualcosa di distintivo, in questa zazza germanica.

In effetti c'era. La zazzera, possiamo possiamo semplificare, era giusto quella che portavano gli uomini longobardi.
Ad essere sinceri non possiamo sbilanciarci in maniera definitiva e incontrovertibile sui dettagli dello stile (presumibilmente inconfondibile) definito dai coiffeur di questi nostri nonni barbari: non ci sono giunte sepolture che ne abbiano conservato diretta e persuasiva testimonianza, l'iconografia non è dirimente, e le fonti scritte sono posteriori (pensiamo alla Historia Langobardorum di Paolo Diacono). Ma abbiamo l'informazione che questi gentiluomini portassero i capelli abbastanza lunghi, fino alla bocca, con la nuca rasata — per quanto l'estensione della rasatura, e se quindi la zazza fosse poco più di un paio di cernecchi o un amabile caschetto, affatica da molto l'accademia. In ogni caso, normale che rispetto ai capelli corti dell'acconciatura classica spiccasse; anzi barba e capelli più lunghi iniziarono a mano a mano a diventare segni distintivi di un certo status sociale. Erano soprattutto i poveracci a portare i capelli corti, e nella zazzera antivediamo la chioma fluente del cavaliere cortese.

Ma di acqua sotto i ponti ne è passata, e la considerazione di una capigliatura maschile più o meno domata ha subito numerosi susseguenti rivolgimenti nei secoli. Oggi la zazzera si assesta su quella che ci pare una misura volumetrica stimata dal buonsenso, senza grandi implicazioni morali. In altre parole, la zazzera è solo una capigliatura lasciata crescere, ricadente. Certo una capigliatura corta con la scriminatura ci dà un senso di prevedibile ordine e cura, e la zazzera può essere per contro segno di lassa e incolta incuria. Ma ecco, capita più spesso di considerare spassionatamente la zazzera che ci ritroviamo davanti al cinema o a teatro e di cui durante lo spettacolo impariamo a conoscere ogni riccio e ogni ritrosa, la zazzera che adesso col bel tempo e il caldo arriva l'ora di tagliare, la zazzera che sfoggiamo in una vecchia foto, vecchissima. L'aiuta e la fa riuscire icastica, in questa rappresentazione, il suono buffo — un'abbondanza sdrucciola e spettinata di z, che la rendono un sogno per chi giochi a Scarabeo. E significativo anche che, rispetto a zazza, si sia allungata.

Parola pubblicata il 09 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti