Spettro

spèt-tro

Significato Fantasma; minaccia che incombe; diagramma che risulta dall’analisi delle componenti di una radiazione; gamma, campo, raggio d’azione

Etimologia voce dotta recuperata dal latino spectrum ‘immagine, simulacro’, ma anche ‘fantasma’, derivato di spècere ‘guardare’ .

  • «Anche questo rientra nello spettro dei caratteri possibili.»

C’è lo spettro radio, della luce visibile o infrarosso, e lo spettro che sferragliando catene arrugginite si manifesta fra le lapidi al dodicesimo rintocco; c'è lo spettro di tutte le emozioni che possiamo provare in una situazione, e c'è lo spettro del genere che, nell'incipit del Manifesto del Partito Comunista, «si aggira per l'Europa». Il filo rosso c'è, è gagliardo, e ci farà tirare in ballo qualcuno di famoso.

Il latino spectrum deriva da un verbone importantissimo, spècere, cioè 'guardare' (da cui derivano l'ispezione e lo specchio, la specie e il sospetto, e via e via a caterve). In particolare, spectrum è l'immagine, il simulacro, e viene spesso presentato come calco, traduzione del greco eidolon, con cui condivide anche il significato, appunto, di fantasma (peraltro, altro grecismo). Ma prima di passare avanti domandiamoci ancora: questo spettro, che fa?

Non è una figura rassicurante; non è un'apparizione positiva, incoraggiante, profetica. E non è nemmeno evanescente e ingannevole come il fantasma che rammentavamo. Se addito un fantasma, mi ridono dietro; se addito uno spettro, scateno il fuggi fuggi (generale, come da protocollo). In particolare lo spettro incombe minacciosamente, e in figura abbiamo quindi gli ameni spettri della fame, della miseria, del fallimento.
Bene, abbandonando il paranormale e l'opprimente, dicevamo, sotto allo spettro-larva c'è il simulacro, l'immagine.

Quando la scienza moderna inizia a ragionare di rifrazione e di scomposizione della luce, un nome che spicca fra i primi (e fra i prismi) è quello di Isaac Newton. Secondo alcune fonti fu proprio lui a usare il termine (ovviamente latino) di spectrum per descrivere le bande distinte formate dalla luce che scompose con un prisma. L'uso prende quindi piede nella seconda metà del Seicento. Ma servirà ancora del tempo perché il discorso sulle onde elettromagnetiche si ampli, e solo a fine Ottocento lo spettro sarà spettro delle onde di lunghezza più varia — campo di frequenza e, iconicamente, il diagramma d'analisi delle componenti di una radiazione in funzione frequenza, lunghezza d'onda o altre grandezze, a cui si collega l'intera vasta disciplina della spettrografia.

Così lo spettro si prepara ad astrarsi in una gamma, in un campo, in un raggio d'azione che trascenda la fisica e l'immagine. Possono essere ad ampio spettro gli antibiotici, si può parlare di un disturbo dello spettro autistico, e intorno a un'opera d'arte può vertere tutto uno spettro di giudizi confliggenti.
La sensazione è sempre diagrammatica: lo spettro evoca la figura della distribuzione di una caratteristica di certi fenomeni. In questo, l'idea etimologica si conserva davvero monolitica. L'implicazione ulteriore è un certo gusto tecnico, fuor d'ectoplasma, che lo diparte dai vezzi ostensori del ventaglio, dalla commercialità della gamma, dalla didascalia della portata.

Parola pubblicata il 10 Aprile 2026 • di Giorgio Moretti