Scellerato
scel-le-rà-to
Significato Che ha compiuto delitti atroci; malvagio, perverso
Etimologia voce dotta recuperata dal latino sceleratus ‘macchiato da un delitto; malvagio’, dal participio passato di scelerare ‘macchiare con un delitto’, derivato di scelus ‘crimine, empietà’.
- «Ah, scellerato, i biscotti che hai mangiato servivano per la torta!»
Parola pubblicata il 06 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti
È una parola che merita di recuperare un po' della sua intensità originale. Infatti, per quanto sia propria di un registro non basso, non è nemmeno rara — e anzi si è prestata ad essere usata parecchio in discorsi che ricerchino un'intensità retorica elevata, se non proprio enfatica.
Lo scellerato rappresenta, di fatto, un massimo di malvagità. La prospettiva che lo genera è quella dello scelus latino — un crimine, si direbbe, ma il crimine nella Roma antica aveva ben poco di laico. Ce lo dobbiamo figurare come un'empietà. Tant'è che, per lo stretto tessuto di cause ed effetti della religione antica, oltre ad essere il delitto è anche la catastrofe, la calamità: la pax deorum, cioè la concordia e l'armonia fra la comunità e le divinità, era tutelata da quello che noi oggi chiamiamo 'diritto penale' — il delitto attira l'ira divina. E perciò deve essere punito in maniera tempestiva e adeguata.
SI ricostruisce che questo scelus derivi dalla radice protoindoeuropea *skel-, che indica una piega, una curva — metafora limpida e ancora battutissima, basti pensare a una persona retta e a un torto subito. Ad ogni modo, sceleratus è chi si è macchiato di un crimine, e quindi (con un'estensione la cui immediatezza è un po' fané) il malvagio, il perverso. Ma la considerazione dello scelus comunque sfugge non solo a ogni semplificazione, ma ad ogni linearizzazione: è nocivo, è misero e infelice, è fatale.
Per noi lo scellerato è il nefando che ha compiuto delitti atroci — ma fa presto a pettinarsi in un più generico 'cattivo', o meglio 'cattivo cattivo', che forse da un punto di vista inflazionistico è da limitare. Propriamente parliamo delle azioni scellerate compiute da militari in guerra, che sollecitano contegnose indagini interne; del vecchio atto scellerato ancora ricordato dalla comunità con un piccolo rito annuale; delle parole scellerate che accendono sentimenti iniqui in chi non sa vederne la doppiezza e l'inganno.
Nel suono, poi, c'è una fermezza unica: quasi non fa muovere le labbra, impastata in una forte esalazione con sdegno, incredulità, condanna, repulsione. Nella nostra prospettiva è un buon modo per tenere il crimine bene coi piedi per terra, concentrato, senza proiettarsi centrifugamente su empietà metafisiche, disumanità snaturate, e senza ricorrere a perfidie e malvagità più fiabesche. Lo scellerato, col suo grado sommo, è qui, si può indicare, si può dire.