Quintessenza
quin-tes-sèn-za
Significato L’essenza più pura e concentrata di una cosa; per gli alchimisti il quinto elemento, e in senso figurato il grado più alto e l’esempio più perfetto di una qualità
Etimologia dal latino medievale quinta essentia, composto di quintus ‘quinto’ ed essentia ‘essenza’, che per gli alchimisti era la sostanza più pura di un corpo, ottenuta con cinque distillazioni successive; è il calco del greco pémptē ousía, il ‘quinto elemento’ che nella fisica aristotelica indicava l’etere, la materia incorruttibile dei cieli.
- «Quella vecchia osteria era la quintessenza della cucina di paese: tre piatti, nessun menù.»
Parola pubblicata il 01 Luglio 2026 • di Giorgio Moretti
Gli antichi contavano quattro elementi, e li avevano tutti sotto gli occhi: la terra, l'acqua, l'aria, il fuoco. Da questi quattro, mescolati, nasceva ogni cosa quaggiù — e per questo ogni cosa quaggiù invecchia e si guasta. I cieli, però, non si guastano: le stelle non marciscono. Sentendo la campana di Aristotele doveva esserci, allora, una quinta materia, più sottile e incorruttibile, di cui erano fatti gli astri. La chiamarono quinta essentia, ed è da quel cielo che ci è scesa in tasca la quintessenza.
Il nome non nasconde nulla: è la quinta essenza, l'elemento numero cinque. Nella fisica di Aristotele coincideva con l'etere, la sostanza dei corpi celesti; ma furono gli alchimisti a portarla giù nel laboratorio e a farne quasi un'ossessione. Per loro la quintessenza era la parte più pura di una sostanza, ciò che resta dopo aver bruciato via tutto il resto: la si otteneva distillando la materia cinque volte di fila, finché in fondo all'alambicco non rimaneva che il suo spirito, carico — o creduto carico — di virtù portentose.
Questa è la promessa che la parola ancora si porta dietro: cinque passaggi di fuoco conducono al cuore segreto delle cose. Se l'alambicco è in frantumi, il senso è rimasto intatto. Quando diciamo che una persona è la quintessenza dell'eleganza, o che una battuta è la quintessenza di un certo humor, intendiamo che in lei una qualità si è depositata al suo grado più puro, senza scorie o soverchio. Lo stesso pensiero lavorava nei profumieri e negli speziali, che dalla quintessenza di un fiore o di un'erba traevano l'essenza concentrata, l'olio prezioso in cui mille petali stanno in una goccia.
L'apice e l'acme dicono un'altra cosa: sono il punto più alto, la cima toccata, e ragionano in termini di quantità — il massimo, il culmine. Il non plus ultra pianta un confine e avverte che oltre non si va. La quintessenza non misura un'altezza: raffina una qualità. Non è il punto più alto dell'eleganza, è l'eleganza ridotta alla sua sostanza pura. E perfino rispetto all'essenza — che è già il nocciolo, la natura nuda di una cosa — aggiunge quel cinque, quella fatica di cinque distillazioni: è un'essenza portata, con sintesi meravigliosa, all'ultimo grado.
Posso parlare della quintessenza del buon gusto e della quintessenza della pigrizia; di una commedia che è la quintessenza dello spirito di un popolo; di un gesto che racchiude la quintessenza di un carattere. Sempre con quel sottinteso da laboratorio: che per illimpidirla qualcosa è stato purgato, scartato, lasciato sul fondo.