Perentorio

pe-ren-tò-rio

Significato Che non ammette discussioni o repliche; che non ammette differimenti o dilazioni

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tardo peremptorius, ‘mortale’, da peremptus ‘annullato, ucciso’, da perìmere ‘annientare, distruggere, uccidere’, da èmere ‘prendere, acquistare’ con prefisso per-.

  • «Voterà contro, è stato perentorio.»

Non è immediato riuscire a leggere la morte nel perentorio, ma... se riusciamo a farlo, ogni uso ulteriore di questo dotto termine risulterà estremamente conseguente.
Semplificherebbe concettualmente le cose se il perentorio fosse parente del perire, ma non lo è affatto; li accomuna un pregnante prefisso per- che ci slancia un'azione in un oltre — in questi casi, l'Oltre- Oltre. Se perire è derivato di ire, 'andare', il latino perentorius è derivato di perentus, col significato di 'annientato'; questo è il participio passato del verbo perìmere ‘annientare, distruggere, uccidere’, che deriva da èmere ‘prendere, acquistare’. Questo è un verbone che in italiano non è passato direttamente, ma che ci consegna una discendenza vasta e varia quale poche altre parole possono vantare — sono della pianta dell'emere dall'emporio al conciare, dall'esimio al redimere, dal consumare all'esempio, dal dirimere all'esenzione, dal premio all'assunzione, fino alla vendemmia.

Con grande sintesi poetica il perimere combina l'acquisto, ma diciamo pure la presa, con un oltre. Il perentus è annientato come fosse preso attraverso una soglia irremeabile — come accade al soppresso, all'annullato, all'ucciso. Magnifico. E così il perentorio diventa, a farla semplice, il mortale (significato proprio del peremptorius latino) — e quanto garbo in questa esagerazione, quando il perentorio si fa semplicemente ciò che non ammette dilazioni o repliche. Il suo sguardo torvo trova una forza nuova, quando ci notiamo un luccichìo assassino.

Ora, però il modo che ha il perentorio di determinare la morte è spesso lontano da ogni violenza — già nel latino del diritto (in epoca un po' più tarda) prendeva il senso di un 'decisivo, fondamentale'. Quando ci viene dato un termine perentorio, contiamo che sia un termine vero, postremo, oltre il quale c'è una morte figurata — posso mandare tutte le candidature che voglio, ma se le mando scaduto il termine perentorio, cadono nel vuoto, stai parlando all'aldilà. Niente dilazioni o differimenti. (Da notare la somiglianza mortale con la rampante deadline inglese.) Ma non è il solo tipo di perentorio che abbiamo.

È anche perentorio (classicamente, un tono) ciò che non ammette obiezioni, discussioni, repliche e simili. Non serve nemmeno che sia aggressivo. Se mi esponi il programma della serata in tono perentorio, so che la mia controproposta non troverà una calda accoglienza da parte tua; se alla nostra domanda riceviamo una risposta perentoria, sappiamo che non dovremo considerare alternative; se sulle modalità di cottura delle melanzane per la ricetta sei stato perentorio, sarà meglio che ci rimettiamo in tasca ogni altra possibilità e ogni obiezione. Sono modi di porsi mortali, fatali, ultimi, che defenestrano ogni questione ulteriore.

L'equilibrio è particolarmente gradevole: il perentorio ha tutto il prestigio della lingua alta del diritto senza impastoiarsi in un destino burocratico; ha un'intensità violenta contrabbandata sotto un registro ricercato, e una deliziosa ambivalenza che poeticamente accomuna l'indifferibile col reciso, in un'identica inclinazione al dar morte, in figura.

Parola pubblicata il 10 Giugno 2026 • di Giorgio Moretti