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Motto

Italianismi

mòt-to

significato

Frase breve e incisiva che esprime un principio guida, una regola di vita o la missione solenne di un’entità (nazione, istituzione, famiglia), detto arguto o sentenzioso; parola

etimologia

dal latino tardo muttum ‘parola’, ma con un senso più specifico ‘borbottamento, emissione vocale minima’, derivato da muttire, ‘mormorare’.

  • «L'Unione Europea ha fatto proprio il motto 'Uniti nella diversità' per simboleggiare l'armonia tra i popoli.»

Se l'italianismo è una parola che l'italiano manda in missione nel mondo, il termine motto è il diplomatico che non alza mai la voce perché sa che non ce n'è bisogno: tutti lo ascoltano per la sua autorevolezza e, in alcuni casi, saggezza. Il motto ha un’intrinseca ironia, che risiede nelle tappe del suo percorso di significato: nel latino tardo muttum, a partire dal significato di ‘parola’, prende il senso di suono indistinto e timido, mentre oggi è un termine che il mondo usa (dalla politica fino ai manuali di management e marketing) per definire una concezione, un sunto conciso di identità dal profilo araldico. (Specie anticamente ‘motto’ poteva anche valere ‘parola’, come nell’espressione ‘non far motto’, ma è un uso desueto.)

Il motto è la vittoria del minimalismo sulla prolissità: di fatto, mentre il resto della lingua si affatica in discorsi, tiritere e sproloqui, il motto si limita ad affermare tre parole e tutti chinano la testa, urlano a gran voce, intonano cori o agitano bandiere e manifesti.

A livello internazionale, anche col prestigio che proprio l’uso araldico gli dava, la parola ‘motto’ è stata adottata tale e quale (motto ad esempio ricorre anche in inglese e tedesco), assumendo il ruolo di slogan distintivo. Ma proprio a differenza di uno slogan, che ha spesso connotazioni pubblicitarie e contingenti, addirittura usa e getta, il motto si lega a un’identità, anche occupando pagine sui libri di storia (uno fra tutti, il garibaldino «O Roma o morte!», detto politico fondamentale per l’identità nazionale).

Come la storia ci insegna, un motto è la scelta definitiva di coerenza. Il motto è una sorta di bussola, o di scudo verbale che taglia corto su ogni discussione guadagnando o perdendo consensi. Ad esempio, se un'istituzione deve giustificare una decisione rigida, cita il suo motto; se un'organizzazione deve dimostrare di avere una visione, la condensa in un motto; quando un personaggio politico vuole chiudere un discorso con enfasi, pianta un motto. E la gente annuisce, perché il motto è per definizione sentenza.

Il vero capolavoro di questo italianismo è la sua capacità di incarnare l'autorità in due contesti diametralmente opposti: l'autorevolezza solenne (per intenderci, la frase incisa in latino o greco su un simbolo storico) o l'autorevolezza spiritosa (il motto di spirito, la battuta che demolisce un interlocutore o illumina una verità nascosta, fino a quel momento, ai più).

In entrambi i casi, il motto domina. Sotto il peso della sua incisività, non puoi ribattere. Di fronte al motto solenne, si tace per rispetto; di fronte al motto di spirito, si tace perché sbattuti sul campo dell'arguzia.

L'italianismo motto è una lezione di retorica e di marketing linguistico. Ha preso la parola più piccola e insignificante del lessico e l'ha trasformata nel veicolo di concetti più grandi e imponenti, dimostrando che per essere influenti a livello globale non serve urlare, basta essere brevi, concisi e inappellabili. Una vera e propria tirannia della sintesi.

Parola pubblicata il 10 novembre 2025 · di Giada Aramu

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