Miasma

mi-à-sma

Significato Putrida esalazione, fetore

Etimologia prestito moderno dal greco antico miasma ‘macchia, contaminazione, lordura’, da miaino, ‘contaminare, macchiare’.

  • «Il solleone faceva sollevare dai bidoni dei miasmi immondi.»

Il miasma è l’esalazione che promana da resti organici in stato di putrefazione, ovvero il cosiddetto puzzo di morte. Niente opprime e disgusta come quell’odore lì. In letteratura, specie poliziesca, lo si trova spesso definito sbrigativamente come dolciastro, ma, e chi ha avuto la sventura di sentirlo concorderà, è molto di più: è pungente e ammorbante, resta appiccicato addosso, oltraggioso stendardo olfattivo della nostra essenza ultima, quella propria del nostro cascame, di ciò che ci lasciamo dietro, cioè il sacco di pelle e sangue e altri tessuti destinati al disfacimento e allo sfacelo, a nutrire i vermi e la terra.

Tutto ciò rende dunque il miasma il puzzo per eccellenza. Mica poco, essere il sovrano di tutti i fetori! Sarà per questo che la parola gode di un’eccellente forza di estensione a tutti gli odoracci che infestano questo basso mondo: il miasma - o i miasmi, come più frequentemente si dice - diventa l’esalazione fetida in genere, seppure con una spiccata connotazione di nocività. L’osservazione non è peregrina, anzi, affonda le radici nell’etimologia: dal greco miasma, cioè macchia ma anche contaminazione, a sua volta dal verbo miaino, che è lordare, contaminare.

I concetti di macchia e contagio vanno a braccetto dalla notte dei tempi: nella Bibbia c’era la lebbra, nel medioevo e anche più tardi la peste (citofonare il solito Manzoni), qualcuno che non è lordato né contagiato dal male, fisico o morale che sia, è immacolato, come la Vergine Maria, addirittura concepita senza macchia. Insomma, a ben vedere nel verbo greco alla base di miasma questo archetipo c’è già, tantoché qualche volta viene da chiedersi che cosa non ci fosse già, nel greco.

Il miasma, ovvero l’esalazione putrida, in passato era considerata il veicolo vero e proprio del contagio: si pensava che per difendersi dalla peste fossero utili i mascheroni coi becchi neri o si credeva che un fazzoletto imbevuto di essenze vegetali tenuto davanti al naso potesse prevenire la contaminazione. Un’ingenuità che va perdonata, visto che comunque ripararsi naso e bocca previene sì il contagio di molte malattie! Ad ogni modo, tornando alla parola miasma, è mirabile il suo suono a singhiozzo, che chiude e apre la bocca, come se stessimo ansimando, in cerca d’aria pura. Crea un paesaggio sonoro efficacissimo, e forse è anche per via del suono, opprimente come il suo significato, che ha avuto successo.

Immaginiamo i miasmi terribili delle solfare in cui centinaia di minatori e spillatori tribolavano per un misero salario, i miasmi di nicotina esalati dalle foglie di tabacco lavorate dalle sigaraie in stanzoni chiusi e soffocanti, il miasma proveniente dalla ferita dell’eroe omerico Filottete. Ma non solo: le iperboli, con miasma, possono essere di grande effetto, e infatti con una smorfia di disgusto ci precipitiamo in cucina, preoccupati dal miasma infernale che proviene dalla casseruola sul fuoco, ennesimo esperimento culinario del coinquilino incapace; il miasma che fuoriesce dal pannolino del bebè ha invaso l’abitacolo della macchina, si salvi chi può; cos’è questo miasma mortifero? Vatti a lavare quei caci stagionati che hai al posto dei piedi!

Parola pubblicata il 23 Agosto 2026 • di Maria Costanza Boldrini