Malloppo

mal-lòp-po

Significato Fagotto; bottino; peso, ingombro, preoccupazione

Etimologia derivato di ammallopà, voce di area centro-meridionale corrispondente a inviluppare.

  • «Se ne ho trovati? Guarda che malloppo!»

Una cottura molto lunga e paziente può dare risultati squisiti, anche se poi riescono un po' difficili da leggere. Il malloppo, ad esempio, emerge in italiano nell'Ottocento inoltrato — e però non è una trovata dotta pescata a un certo punto.

Siamo davanti a un derivato di ammallopà, una voce di area centro-meridionale corrispondente a inviluppare, secondo un esito locale. Ora, in questo campo di significato si sente che le possibilità sono limitate: noi soprattutto avvolgiamo — molto di rado inviluppiamo, e quando lo facciamo lo facciamo perlopiù metaforicamente. L'ammallopà interviene in italiano con il malloppo, dandoci un'alternativa all'involto.

Per indicare qualcosa di variamente ravvolto, specie con contenuto, abbiamo parole che danno impressioni molto precise. Abbiamo il fagotto, piccolo e curato, con una sfumatura che trascolora nel lezioso, abbiamo plichi e pacchi che però ci trasmettono un'operatività da spedizioniere, l'involucro, che sa di guscio, l'involto stesso, che ha molti pregi di ampiezza e di eleganza — che però sono anche dei limiti. Un'opzione sanguigna mancava.

Sì, il malloppo è un fagotto, un involto — ma ci fa soprattutto sentire la consistenza, il corpo, la massa di ciò che contiene. Gergalmente è diventato la refurtiva — dopo il colpo la banda scappa col malloppo — e così ha avuto un successo enorme. È bottino o assimilabile.

Di ritorno dal roveto, coperti di graffi, mostriamo con fierezza il malloppo di more («Con queste ci puoi guarnire almeno due o tre coppette di gelato!»); dopo aver raccolto tutte le quote in spiccioli cerchiamo di capire come rendere più gestibile il malloppo. Ma valorizzando oltre il peso e il volume del malloppo, posso anche parlare di come ieri sera fosse tutto buonissimo, anche se mi sono goduto un malloppo sullo stomaco per tutta la notte, del malloppo di una notizia che mi pesa sul cuore, come anche del malloppo che ho da studiare per l'esame, o del malloppo di compiti che devo correggere.

È una parola che testimonia la nostra fame espressiva. Ci sono concetti che in parole troppo composte stanno come con scarpe strette; e ci vogliono — pescate magari tardi da bacini suggestivi — parole che li facciano correre scalzi, magari un po' sbracati, con un suono forte ed evocativo, che centra il bisogno di uno speciale modo di dire questa-cosa-qui.

Parola pubblicata il 03 Giugno 2026 • di Giorgio Moretti