Intransigenza

in-tran-si-gèn-za

Significato Che non accetta compromessi, irremovibile

Etimologia voce dotta recuperata dal latino transigere, derivato di agere ‘spingere, condurre’, con prefisso trans- ‘oltre’.

  • «Sulla cura delle unghie applica la massima intransigenza.»

Un'altra buffa parola, che ci parla — in maniera seria e corrente — del negativo di una caratteristica che di fatto non si nomina mai, e non è nel nostro normale radar delle virtù. Di persone intransigenti ne abbiamo in mente parecchie — sicuramente anche noi, almeno in certi casi, lo siamo; ma gente transigente ce la figuriamo con più sforzo. Esploriamola bene perché ci permetterà di chiarire diversi concetti.

Il verbo transigere, in latino, si compone di due elementi davvero basilari: il prefisso trans- , che ci offre un ‘attraverso’ e il verbo agere ‘spingere, condurre' — verbo enorme, che ritroviamo anche in italiano in decine di derivati. Transigere è 'spingere oltre', e quindi (senti bello) 'far passare'. Condurre a termine; accordarsi.
Il suo participio passato, transactus (anche in italiano è 'transatto', peraltro, non 'transigiuto'), dà origine in epoca tarda alla transactio, che a noi arriva come transazione — termine molto interessante, da ponderare. Tante volte per noi la transazione è uno scambio piuttosto generico, spesso proprio una compravendita (quante volte aspettiamo che un sistema elettronico ci dica se la transazione ha avuto successo o no) — ma in realtà ha il taglio di un compromesso, di un accordo. In diritto una transazione consiste specificamente nel porre fine a una contesa, in atto o potenziale, tramite reciproche concessioni. Quel 'far passare' è un raggiungere o conservare una situazione di pace venendo a patti, facendo concessioni.

Quindi il profilo del nostro (quasi ipotetico) transigente è conciliante, accomodante, malleabile, disposto all'accordo — con pennellate più ampie di tolleranza e indulgenza. E così capiamo subito come la nostra intransigenza abbia qualche specificità rispetto a severità e rigidità.

L'intransigenza si cala molto nel pratico, non resta in un Olimpo morale. Io posso essere una persona severissima, eppure pragmaticamente aperta alla negoziazione. Anche la rigidità non equivale a chiusura di ogni riconoscimento e di ogni strategia che 'spinga oltre', che 'faccia passare'. Invece l'intransigenza si manifesta in un'indisponibilità a patteggiare, in un'irremovibilità di idee e atteggiamenti. Non ha le attenzioni precise del rigore, quanto le chiusure dell'intolleranza. Se le candidature sono valutate con rigore, ce ne rallegriamo; se sono valutate con intransigenza ci viene il dubbio che anche chi è meritevole potrebbe finire fuori per inezie.

Certo, ci sono occasioni in cui non si negozia. Un diritto cardinale deve essere presidiato con intransigenza, la qualità dei materiali per la costruzione dell'opera pubblica richiede una valutazione intransigente, e possiamo mostrare anche un'intransigenza granitica su piccole, capillari formalità che (secondo noi) custodiscono il rispetto per sé e per gli altri — la cortesia nella richiesta, l'etichetta a tavola. D'altra parte l'intransigenza dello zio sull'abbinamento del vino ci fa alzare il sopracciglio, e un divieto antiquato ribadito con intransigenza suscita più di una critica.

L'intransigenza non pecca di flessibilità: esclude anche solo di parlare di un compromesso, di un accomodamento, di una via di mezzo. Così si pone a un estremo di irriducibile fermezza — meno viscerale e astiosa dell'intolleranza, ma non meno determinata.

Parola pubblicata il 13 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti