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Guadare

gua-dà-re (io guà-do)

significato

Attraversare un corso d’acqua a piedi, a cavallo, con un veicolo, dove l’acqua è meno profonda

etimologia

dal latino vadare, della famiglia di vàdere ‘andare’.

Ma a chi è che oggi capita di guadare, dalle nostre parti. Eppure il modo in cui questa parola è stata plasmata attraverso i secoli partendo dal grembo antico del latino ha tutto il sapore di un’antonomasia: dall’andare, azione sommamente generica, suggestione porta allo specialissimo guadare, che è un andare dentro e oltre il fiume su gambe, zampe o ruote, senza perdere contatto con l’alveo, senza che l’andare diventi nuotare. Peraltro il mutamento di va- in gua- è un germanismo.

Ad ogni modo, pur perso il guado con la scarsa dimestichezza di passaggi silvestri e la capillare tecnologia dei ponti (c’erano tempi in cui si guadava di più, insomma), ne conserviamo l’immagine per usi figurati. Il guadare è un’operazione impegnativa e rischiosa: in un momento si può venire trascinati via, si può cadere in una buca o mettere un piede in fallo quasi a ogni passo, e nel mentre dare o ricevere aiuto è molto complesso. L’acqua bassa in cui pur si tocca non è necessariamente acqua tranquilla. È un vero tête-à-tête con le forze della natura.

Resta il guadare in espressioni come ‘essere in mezzo al guado’, a significare giusto una situazione di transizione difficile e rischiosa, ma fuor di locuzione si può comunque richiamare direttamente la viva incisività del verbo: ci rimangono da guadare gli ultimi grossi esami prima della tesi, dobbiamo guadare la fase più delicata della negoziazione, e guadata la parte più ostica del libro il finale è tutto da godere.

Passare, transitare lenti con presenza meticolosa a diretto contatto con forze avverse per arrivare, per giungere alla riva. Un significato tornito mica male.

Parola pubblicata il 29 luglio 2018

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