Graveolente

gra-ve-o-lèn-te

Significato Puzzolente

Etimologia voce dotta recuperata dal latino graveolens, composto di gravis, cioè ‘grave, pesante’, e olens, participio presente di olère, ‘odorare’.

  • «Certo la cantina è graveolente, ma fascinosa.»

Il senso dell’olfatto, che, nei tempi remoti, ai nostri antenati ha sicuramente risparmiato più di un avvelenamento e più di un attacco da parte di predatori inferociti, con l’evoluzione è andato un po’ retrocedendo nella gerarchia sensoriale umana. Vista, udito e tatto hanno continuato a ricoprire ruoli predominanti, funzionali alla sopravvivenza e all’evoluzione stessa, ma lingua e naso si sono specializzati più nel settore del piacere: l’aroma del pane appena sfornato ci stuzzica l’appetito più di qualsiasi altra cosa, così ci fermiamo dal fornaio, cediamo all’impulso e usciamo fuori non solo con lo sfilatino di pane fragrante, ma anche con focaccia alle olive, grissini al rosmarino e una ciambella di mosto per la merenda. Gusto e olfatto: se ne vanno a braccetto e si alleano nel regalarci grandi gioie.

È anche per questo che la gamma di parole a disposizione per definire odori (e sapori) è vasta, articolata e riesce a raggiungere vette di eleganza e sofisticatezza notevoli, e lo spettro di questa varietà va da ciò che è gradevole e provoca piacere a naso e palato, a ciò che è il non plus ultra del ribrezzo e dello schifo; in questa classe qui, in particolare, i gradi di formalità forniscono un ulteriore ventaglio di possibilità nel colorare il discorso: c’è il puzzolente, forse la prima parola che si impara da piccoli per esprimere questo concetto, ma ci sono fetente, che ha anche significati morali, il putrido, che oltre a puzzare, ad essere moralmente spregevole è anche fisicamente marcio, il nauseante, con ciò che comporta la nausea, il pestilenziale, che ha ereditato dell’esperienza maturata nel Trecento da tutta Europa, il fetido, che è quasi biblico, eccetera eccetera…

Graveolente emerge da questa mala bolgia perché ha il vestito buono della domenica: è azzimato come pochi altri, è il Re Sole degli aggettivi che indicano i cattivi odori, perché puzza, e qui non ci piove, ma è incipriato dalla parrucca ai piedi e segue l’etichetta di corte con puntiglio. È nobilissimo e prestigioso grazie alla sua etimologia schiettamente latina: da graveolens che è composto di gravis, cioè grave, pesante, e olens, participio presente di olère, odorare. Graveolente è ciò che ha odore pesante, alla lettera, quindi anche nell’esplicitarsi non vuole apparire troppo truce: avere un odore pesante non è altro che una perifrasi per non dire che qua ‘c’è puzzo di carogna’. Ma quando mai potremmo usare un roboante, altisonante, magniloquente aggettivo come questo?

Se in un tema o in un’interrogazione a scuola dobbiamo parlare della peste a Milano, o della poesia ‘Una carogna’ di Baudelaire, o delle condizioni in cui vivevano i marinai sulle caravelle, o i soldati nelle trincee del ’15 – ’18, possiamo tenere anche la freccia del graveolente nella nostra faretra, e d’altra parte lo troviamo anche in Pascoli e D’Annunzio, perciò è bello farlo rivivere un po’ al di fuori delle belle lettere nazionali. Entriamo nei bagni dell’ufficio e possiamo lamentarne l’aria graveolente e invitare i colleghi ad adottare la buona abitudine di aprire la finestra, all’esame di medicina possiamo riferire di come una certa malattia possa causare effluvi graveolenti, l’appartamento degli studenti è quantomai graveolente, da quando non fanno le pulizie?

Un po’ di eleganza, un po’ di belletto d’altri tempi, nel parlare, non fanno di noi degli snob con l’aria graveolente sotto il naso: qualche volta scegliere parole che si mettono il guanto di velluto sopra la mano di piombo significa anche aver cura della sensibilità di chi ci ascolta. È come se ci lavassimo bene i denti dopo pranzo, prima di tornare al nostro lavoro al pubblico.

Parola pubblicata il 18 Ottobre 2026 • di Maria Costanza Boldrini