Dardeggiare

dar-deg-già-re (io dar-dég-gio)

Significato Colpire con dardi, specie figurati

Etimologia attraverso il francese dard, dalla voce francone ricostruita come daroð ‘giavellotto’.

  • «Aveva le sue critiche, e ne ha dardeggiate per tutto il tempo.»

Per capire il dardeggiare c'è da capire il dardo — cosa non banale.
Come forse già il suono ruvido suggerisce, ha un'ascendenza germanica. Dapprima era un proiettile con punta metallica da lanciare a mano (una specie di lancia) ma ha avuto la sua fortuna come freccia d'arco e quindi, più nettamente, di balestra. In italiano è dibattuto se arrivi per il tramite del francese o del provenzale dal francone *daroð, che appunto valeva 'giavellotto'.

Facciamo ancora una piccola deviazione.
Per indicare questo genere di proiettile, le opzioni dell'italiano non sono tantissime. Abbiamo la freccia, abbiamo lo strale, abbiamo la saetta. Questa è l'unica non germanica (da sagitta, che s'ipotizza di origine etrusca, mentre strāl è longobardo e flèche — dal francone *fliukka, legato al concetto di volo — è francese). Non abbiamo un frecciare o un frecceggiare, al massimo uno sfrecciare, che però tende a non essere diretto, è più un passare; non abbiamo nessun derivato da strale; abbiamo un saettare, che ci parla di un certo agire al modo della saetta, ma piuttosto episodico — il compiuto, ripetuto comportamento del suffisso -eggiare ce l'ha solo il dardeggiare. Peraltro l'iterazione del suono d aiuta quest'impressione.
(«Ci sarebbero anche i quadrelli!» penserà qualche persona dotta — sì, ma questi proiettili di balestra a sezione quadrata sono un po' il fondo del barile, e mi permetterò di trascurarli.)

Curiosamente il dardeggiare non ha mai avuto molto successo in senso proprio — non ha mai avuto gran fortuna come lanciare letteralmente dardi. Invece dardi figurati sì, a iosa. A partire dai raggi solari, che sovente hanno dardeggiato in discorsi passati — oggi è un'espressione che può sembrare un po' affettata, però.
Il dardeggiare pare ancora più disinvolto quando si riferisce a qualcosa di più umano, come sguardi e parole — la figura è di qualcosa di sottile, diritto e rapido che parte da un punto e colpisce, più volte. Peraltro, l'uso può essere transitivo o intransitivo.

Posso dardeggiare di sguardi la persona che mi pare familiare anche se non ricordo dove l'ho vista, o quella che si sta comportando male; durante la lite persone di solito composte dardeggiano parole ingiuriose; mentre la torcia dardeggia nel buio, chi sarà?

Lo sguardo che saetta è singolo e portato con una pesantezza di folgore, e ancor di più (ovviamente) se fulmina; altre parole mandano bagliori in maniera più innocua e meno intenta, come lo sfavillare e il lampeggiare.
Il dardeggiare del tuo sguardo è profondamente emozionante: c'è una grande presenza, una forte volontà in questo mandare, in questo lanciare cose acuminate, che è un intero modo di comportarsi.

Parola pubblicata il 16 Ottobre 2026 • di Giorgio Moretti