Cravatta
cra-vàt-ta
Significato Accessorio dell’abbigliamento maschile, che consiste in una striscia di tessuto (specie seta o lana) da annodare sotto al colletto; in usi figurati dei più vari, anello di sostegno o fissaggio, o presa al collo
Etimologia prestito dal francese cravate, che attraverso il tedesco Kravat deriva dal croato hrvat ‘croato’.
- «Non puoi entrare in Senato senza cravatta.»
Parola pubblicata il 08 Aprile 2026 • di Giorgio Moretti
Non sono pochi i nomi di capi d'abbigliamento maschile nati sui campi di battaglia, ma il caso della cravatta è davvero interessante, e finisce per condurre su lidi di metafora molto meno piani. In effetti, 'cravatta' è un termine che deriva da un etnonimo, cioè dal nome di un popolo... anche se il riferimento etnico, nel caso, era piuttosto sfocato.
Partiamo dalla Guerra dei Trent'anni (1618-1648), uno dei peggiori conflitti che l'Europa abbia conosciuto, con morti nell'ordine della decina di milioni. Iniziò come scontro religioso, fra la fazione cattolica e la protestante — in particolare con il celebre evento della Defenestrazione di Praga, che fu peraltro il momento in cui il termine 'defenestrare' fu coniato — per proseguire poi come resa dei conti politica generale sui piani più diversi. Bene. La coalizione cristiana era raccolta intorno al Sacro Romano Impero, e gli Asburgo contavano fra le loro forze anche un certo genere di cavalleria leggera croata, fra le cui file usava indossare un certo genere di sciarpa di lino. Nel decennio successivo alla guerra, in Francia e poi nel resto del continente s'iniziò a imitare l'uso di queste cravate — nome che tramite il tedesco Kravat deriva dallo stesso serbocroato hrvat, cioè appunto 'croato'. Va però notato che questi 'croati' in realtà erano quel genere di cavalleria, che era composta anche da polacchi serbi, ungheresi e via dicendo. Non strettamente croati.
Ad ogni modo la cravatta nei secoli continua a girare intorno ai colli della gente, distinguendosi progressivamente dalla sciarpa in quanto meglio annodata e non lasciata penzoloni fuori, e gemmando versioni più specifiche con specifici usi, dal plastron al papillon. Oggi il futuro della cravatta pare bontà sua incerto (e peraltro la difficoltà del fare un nodo è spesso troppo), ma ha acquisito dei significati figurati notevoli.
Infatti non hanno niente a che fare con il suo fastigio d'eleganza, ma sistematicamente con la sua presa, che ha tutta la rilevanza di una presa al collo. Si fanno cravatte negli sport di contatto, in cui mani o braccia intere, in maniera più o meno regolamentare, si stringono intorno a colli altrui; c'è una galassia tecnologica di anelli, dall'edilizia all'ortopedia, che reggono strutture a mo' di giro di cravatta; e soprattutto mettono la cravatta usurai e strozzini — il respiro che fanno mancare con pretese esose si serra al collo, ed evocando la cravatta si compie un bel ribaltamento ironico, fra gente da galera e gente da gala.