Boccascena

boc-ca-scè-na

Significato L’apertura del palcoscenico che si affaccia sulla platea, con la cornice scenografica che la delimita

Etimologia composto di bocca (dal latino bucca ‘guancia gonfia’, poi ‘bocca’) e scena (dal latino scaena, dal greco skēnḗ ‘palco’, propriamente ‘tenda’.

  • «Pronunciò l'ultima battuta poggiandosi al boccascena.»

Pensiamo di guardare un palcoscenico da una poltrona di platea, palchetto o galleria, prima che si alzi il sipario: quel grande rettangolo, incorniciato e in attesa, è una bocca chiusa. Quando le luci si accendono e il velluto sale, la bocca si apre e comincia a raccontare. Quella soglia ha il nome conseguente di boccascena.

È la bocca della scena, facile: l'apertura del palcoscenico che si affaccia sulla platea, delimitata da quinte. Le due parole che la compongono sono trasparenti, ma merita guardarne il pedigree. Bocca prosegue il latino bucca, che voleva dire 'guancia gonfia' prima di diventare la bocca che intendiamo noi, soppiantando il tradizionale os; scena viene dal greco skēnḗ, che significava 'tenda', probabilmente imparentato con skiá, l'ombra — il primo modo di circoscrivere e riparare lo spazio teatrale all'aperto.

Ma in effetti il boccascena è ancora una frontiera. Di qua la platea, i colpi di tosse, i cappotti, la vita vera; di là lo spazio del palco, dove un fondale accennato diventa una corte esotica e uno scettro fasullo rende re. È l'invisibile quarta parete, il punto in cui i due mondi si toccano senza mescolarsi — e non per caso prese una forma definita con il teatro all'italiana, quando il palco si chiuse dentro un grande arco (l'arco scenico) e il pubblico smise di circondarlo, per guardarlo invece tutto da un lato solo, come un quadro vivente, quasi uno schermo: la cornice — peraltro anch'essa, con tutti i suoi elementi scenografici, detta boccascena — segna il confine di là dove tutto è finto e niente è falso.

Il palcoscenico ha molti nomi per le sue parti, tutti piuttosto noti. La ribalta è il bordo basso, la striscia di luci a filo del pavimento da cui un tempo si illuminavano i volti dal di sotto, e a cui chi ha recitato si appressa a prende applausi alla fine della messinscena — essere alla ribalta è ancora oggi farsi vedere. Le quinte sono i fianchi; nascosti dietro le quinte si attende e naturalmente si trama. Il proscenio è la parte di palco che sporge in avanti, oltre il sipario. Il boccascena (raramente la boccascena) non è nessuna di queste: è l'apertura intera, la cornice che le tiene insieme — e il suo sinonimo più vicino è semmai boccadopera, oggi ben più raro. Ed ecco, un elemento così suggestivo, già quasi astratto nel modo in cui individua l'apertura su uno spettacolo o su una vicenda, non ha difficoltà a farsi spazio in figura.

Così si può parlare sì del boccascena imponente di un teatro all'italiana, tutto stucchi e dorature; ma anche del boccascena di un portone aperto sulla strada, che ci rivela uno scorcio di vita familiare; o degli amici raccolti in contemplativo silenzio al boccascena del camino.

Parola pubblicata il 07 Luglio 2026 • di Giorgio Moretti