Barbagliare

bar-ba-glià-re (io bar-bà-glio)

Significato Sfavillare

Etimologia da barbaglio, che è da abbaglio con cambio di prefisso; questo deriva probabilmente dal greco baliós, attraverso una forma del latino volgare.

  • «Il golfo assolato barbagliava, ci inondava di luce.»

Le parole che cercano di cogliere particolari moti di luce sono una delle vette della lingua, in cui si coglie bene l'impegno atavico per descrivere bene il modo in cui questa luce si comporta.

Barbagliare è una parola ricercata: quando la troviamo in una frase sappiamo già che la cura messa nella comunicazione è alta. E però... non è certo una parola di antica nobiltà. Non ha cent'anni. È della fine degli anni '30 del Novecento. Certo deriva dal barbaglio, che è trecentesco... e però ha un'etimologia che non pare proprio un pedigree.

Secondo la ricostruzione che si sbilancia di più, siamo davanti a un fratello dello sbaglio — figli entrambi dell'abbaglio, di ascendenza pure molto dibattuta: dovrebbe risalire al greco baliós ('bianco splendente'), attraverso una forma del latino volgare.

In ogni caso il barbàglio è un lampo di luce intensa — anzi in effetti nasce come abbagliamento per un lampo di luce intensa, che permane ancora nell'ancor più inconsueto abbarbagliare. Da non confondere (GUAI) il barbàglio con il barbaglìo, di mezzo millennio più vecchio, che invece è un bagliore intenso e ripetuto. (Tratto ricorrente, è la stessa differenza che passa fra il gorgóglio e il gorgoglìo, per dirne una.)

In ogni caso, che sia per l'iconicità della ripetizione bar-ba o no, il barbagliare si afferma come sfavillare — cioè un lumeggiare che si distingue per il tessuto fine e sfarfallante del suo brillare. Ma rispetto allo sfavillare (curioso dirlo della luce) è più massiccio. (Da notare che è esistito un altro barbagliare, che significava balbettare, tartagliare: questo sì era tutto imperniato sul fonosimbolismo).

A barbagliare sono i vetri del grattacielo; barbaglia la superficie del lago mosso dal vento a mezzogiorno; barbagliano le auto nel parcheggio arroventato; barbagliano le posate e i bicchieri sulla tavola, immillando lampade e candele; barbaglia la neve sul fianco del monte, tanto che ci scalda il viso, e il passaggio incerto delle nubi lo esalta; barbagliano i pesci sul fondale.

Lo sfavillare, a confronto, non solo è più leggero, e perfino lezioso — ma si riferisce meglio a luci prodotte, non solo riflesse. Più contenuto lo scintillare (la scintilla, come la favilla, brucia ed è piccina). E anche il luccicare è meno possente. Sul lampeggiare pesano le monotonie delle luci elettriche, mentre il balenare è radicalmente momentaneo. Molto diverso il baluginare, che è ben fioco.

E così, portando in figura ciò che abbiamo riconosciuto, possiamo anche parlare del barbagliare di una gloria artistica, di come certe idee aspre barbaglino nella comunità, di una speranza che barbaglia, sempre più concreta.

Mica una gibigiana qualunque, e nemmeno un qualsiasi splendore. Una parola fine, nel modulare la luce con violenza.

Parola pubblicata il 09 Settembre 2026 • di Giorgio Moretti