Assertivo

as-ser-tì-vo

Significato Che afferma; che si fa valere in modo né aggressivo né remissivo

Etimologia da asserto, voce dotta recuperata dal latino assertum, participio passato del verbo asserère ‘annettere, dichiarare’, da sèrere ‘intrecciare, connettere’ col prefisso ad-.

  • «Ha dato torto al suo superiore in un modo assertivo che ha colpito tutti.»

Addentriamoci in questa parola con questo primo dato rilevante: in una sfera di significati di affermazione, che spesso ha dei lati più o meno oscuri — dallo sbilanciamento reattivo alla bieca prevaricazione — l'assertivo, con l'asserire, si mostra positivo ed equilibrato. Sano. Caso raro, quello delle parole tutte buone; da ponderare bene.

Innanzitutto: da dove salta fuori? Perché io posso anche dire che l'asserire, mutuato dall'assèrere latino, viene da sèrere, 'intrecciare' — dalla cui pianta, fra l'altro, la serie, il sermone, il bellissimo serto, l'inserire e le braccia conserte. Ma sto evitando di spiegare il punto cruciale: com'è che un intrecciare diventa un genere di dichiarare, di affermare?

Bene: ci siamo noi e ci sono i contenuti del mondo e della mente. Io posso dichiarare chiaramente qualcosa in cui non credo, anche in maniera solo trasmissiva; posso affermare una falsità dandola per salda, e anzi rinsaldandone la fermezza tramite la mia affermazione. L'asserire però implica un'unione; io lego, intreccio a me ciò che asserisco — me ne approprio. Faccio, d'esso e me, ghirlanda. (Anche per questo è un verbo che tende ad essere riservato per cose di una certa importanza.)

Lo vediamo bene nei primi significati latini dell'asserere: è nientemeno che un annettere, un rivendicare, un assegnare. L'asserire determina una proprietà. Difende, dichiara, afferma stabilendo un rapporto che non è signoria esterna, ma un intimo avviticchiamento.

L'inclinazione ad asserire, il carattere dell'asserto sono squadernati nella persona assertiva, nel tono assertivo — e come sono?
Non hanno colore di aggressività né di remissività. Manifestano un contenuto, un punto di vista con chiarezza e con sicurezza, senza minaccia e anzi con una sfumatura di fiducia. L'assertivo non trasvola nelle plaghe del comando autoritario, ma ha la certezza di un'autorevolezza più che intima, interiore. In effetti l'asserire, questo particolare legare, per quanto possa avere dei riflessi esterni e pubblici, ha una dimensione più stretta, a tu per tu con ciò che si lega.

Se dico con tono assertivo di aver svolto il lavoro con scrupolo, non mi sto proiettando fuori ad assicurarlo, a sostenerlo, a giurarlo; mostro innanzitutto una profonda persuasione personale, dichiaro mia questa realtà.
Una collega assertiva non forza le opinioni altrui — anche se il modo in cui asserisce finisce per svelare le fragilità del fasciame di altre posizioni. Un bambino assertivo, nel gioco, pensa con la propria testa: rispetta la propria idea e il proprio sentimento non più e non meno dell'idea e del sentimento altrui — non compiace e non si compiace. Gioca e si fa valere.

L'assertivo certo può avvicinarsi al volitivo, che però è più sforzato, più vicino al risoluto, al determinato — qualità positive che sono più coinvolte e dinamiche rispetto all'assertivo, che invece dà la possibilità di mostrare un atteggiamento più identitario, di cui una personalità intera è contesta.

Non è una parola semplice, né per immagine né per significato. Ma promette così tanto che il suo successo è inevitabile.

Parola pubblicata il 11 Aprile 2026 • di Giorgio Moretti