Vanvera
vàn-ve-ra
significato
Nella locuzione “a vanvera”, a casaccio, senza riflettere, come viene
etimologia
probabilmente dall’antico fanfera, voce onomatopeica; altra etimologia la vuole derivata da bambàra, dall’omonimo gioco di carte, a sua volta dallo spagnolo: bambarria, che nel biliardo indica un tiro sbagliato ma vincente.
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Questa parola vivace, invalsa esclusivamente nella locuzione “a vanvera” indica un fare, un dire irriflesso, a casaccio, senza pensare. La sua probabile origine onomatopeica ne spiega il suono pieno, di descrittività brillante; magari non rimane una parola di registro elegantissimo, ma è forte, efficace.
Su una cosa c’è però da stare attenti: sarebbe bello non usarla in modo stereotipato. C’è un mondo di usi, oltre al solito “parlare a vanvera”, e la lingua ha bisogno di fantasia, per vivere. Si può cucinare una ricetta a vanvera, ci si può pettinare o vestire a vanvera, si può studiare a vanvera e a vanvera si può recitare sul palco.