Di religioso, che raccoglie denaro per la propria comunità o per carità; che chiede l’elemosina, mendicante
etimologia
propriamente, participio presente di questuare, dal latino quaestus ‘ricerca, guadagno’, da quaerere, ‘cercare’.
«In questi giorni sono arrivati molti questuanti.»
Ambito di significato non semplice. L’attributo di chi chiede sostentamento è soggetto a giudizi e a impressioni molto differenti — che le parole rendono in maniera molto sfumata.
Ci basti pensare al mendicante, che scaturisce fin dal latino dalla menda, dal difetto fisico che costringeva a mendicare — difatti ancora mendicante e mendìchi hanno un’aura più pietosa. Certo più dell’accattone, indicato con spregio particolare come colui che accatta, e quindi chiede l’elemosina con servile insistenza.
Certe volte l’impronta è religiosa: l’elemosina stessa, che ci arriva tramite il latino ecclesiastico, è dal greco eleemosýne, un derivato di eleémon, ‘misericordioso’. La prospettiva è di pia compassione verso chi elemosina, anche se (come accade alla stessa pietà) ci striscia dentro un po’ di schifo, una percezione di degrado.
Il questuante ha un’aria diversa. È più ordinato, conserva una dignità di profilo quasi istituzionale. In effetti è in primis attributo di religiosi che raccolgono denaro per il sostentamento della propria comunità, per fini di culto o per scopi caritatevoli — pensiamo in particolare agli Ordini mendicanti. Quindi si può parlare del frate questuante che abbiamo incontrato, o del frate che chiedeva la questua.
‘Questuante’ è il participio presente di ‘questuare’, un verbo che nasce da un verbo latino importantissimo: il quaestus che è letteralmente ‘ricerca’, ma anche ‘guadagno’, deriva infatti da quaerere, che ha il significato principale di ‘cercare’ ma che non manca di sfumature — ad esempio è alla base del nostro comunissimo ‘chiedere’. Notiamo quindi che il modo in cui questa richiesta è significata è particolarmente sobrio e coperto.
Diventano questuanti le persone che chiedono un aiuto economico per vivere, o che in generale chiedono qualcosa dal basso all’alto — e sentiamo la differenza coi mendicanti stessi, e figuriamoci con gli accattoni. Il questuante pare avere richieste più circoscritte, ragionate, avanzate in modo più protocollare. Ha una dignità meno intaccata dall’impressione che quest’azione fa; la sua aura di latinismo ecclesiastico improntato a una scelta spirituale non è stata lisa dall’uso. Anche se, certo, dice chiaramente quel che intende.
Così possiamo anche parlare della fila di questuanti che si allunga alla porta di chi ha appena vinto un’elezione; della sala in cui il conte accoglieva tanto il nobile quanto il questuante; del questuante che, per una volta, sentiamo non merita la nostra indifferenza.
Le parole che vivono anche una vita istituzionale non sono sempre contortamente burocratiche; talvolta hanno una grazia e una delicatezza insostituibili.
Ambito di significato non semplice. L’attributo di chi chiede sostentamento è soggetto a giudizi e a impressioni molto differenti — che le parole rendono in maniera molto sfumata.
Ci basti pensare al mendicante, che scaturisce fin dal latino dalla menda, dal difetto fisico che costringeva a mendicare — difatti ancora mendicante e mendìchi hanno un’aura più pietosa. Certo più dell’accattone, indicato con spregio particolare come colui che accatta, e quindi chiede l’elemosina con servile insistenza.
Certe volte l’impronta è religiosa: l’elemosina stessa, che ci arriva tramite il latino ecclesiastico, è dal greco eleemosýne, un derivato di eleémon, ‘misericordioso’. La prospettiva è di pia compassione verso chi elemosina, anche se (come accade alla stessa pietà) ci striscia dentro un po’ di schifo, una percezione di degrado.
Il questuante ha un’aria diversa. È più ordinato, conserva una dignità di profilo quasi istituzionale. In effetti è in primis attributo di religiosi che raccolgono denaro per il sostentamento della propria comunità, per fini di culto o per scopi caritatevoli — pensiamo in particolare agli Ordini mendicanti. Quindi si può parlare del frate questuante che abbiamo incontrato, o del frate che chiedeva la questua.
‘Questuante’ è il participio presente di ‘questuare’, un verbo che nasce da un verbo latino importantissimo: il quaestus che è letteralmente ‘ricerca’, ma anche ‘guadagno’, deriva infatti da quaerere, che ha il significato principale di ‘cercare’ ma che non manca di sfumature — ad esempio è alla base del nostro comunissimo ‘chiedere’. Notiamo quindi che il modo in cui questa richiesta è significata è particolarmente sobrio e coperto.
Diventano questuanti le persone che chiedono un aiuto economico per vivere, o che in generale chiedono qualcosa dal basso all’alto — e sentiamo la differenza coi mendicanti stessi, e figuriamoci con gli accattoni. Il questuante pare avere richieste più circoscritte, ragionate, avanzate in modo più protocollare. Ha una dignità meno intaccata dall’impressione che quest’azione fa; la sua aura di latinismo ecclesiastico improntato a una scelta spirituale non è stata lisa dall’uso. Anche se, certo, dice chiaramente quel che intende.
Così possiamo anche parlare della fila di questuanti che si allunga alla porta di chi ha appena vinto un’elezione; della sala in cui il conte accoglieva tanto il nobile quanto il questuante; del questuante che, per una volta, sentiamo non merita la nostra indifferenza.
Le parole che vivono anche una vita istituzionale non sono sempre contortamente burocratiche; talvolta hanno una grazia e una delicatezza insostituibili.