dal latino assùrgere, composto di ad- e sùrgere ‘sorgere’.
Spesso le parole ricercate restano dei nodi non sciolti, che magari si sanno usare bene, e con proprietà, ma sulla cui semplice, intima formazione non ci siamo mai soffermati. Tanti sanno dire che ‘assurgere’ significa elevarsi, innalzarsi. Ma guardando questo verbo bene negli occhi lo vediamo in una luce diversa: ‘sorgere a’.
‘Sorgere’ è un verbo potente: viene dal latino sùrgere, che è una contrazione di subrìgere, letteralmente ‘reggere da sotto’ (da cui anche ‘sorreggere’). Questa azione ci evoca un gesto muscolare, un elevare sostenuto. E l’assurgere muove questo gesto - muove ciò che è sorretto o sorto - verso una posizione precisa.
L’attivista battagliera assurge a rappresentante di una causa intera, si festeggia il concittadino assurto alle glorie nazionali, l’amministratore capace assurge ad alte cariche. È un movimento finale, tanto energico quanto delicato, come il porre o il salire di un sole a brillare in un luogo esatto.
Una parola che nobilita il discorso in cui emerge, e il pensiero da cui emerge.
Spesso le parole ricercate restano dei nodi non sciolti, che magari si sanno usare bene, e con proprietà, ma sulla cui semplice, intima formazione non ci siamo mai soffermati. Tanti sanno dire che ‘assurgere’ significa elevarsi, innalzarsi. Ma guardando questo verbo bene negli occhi lo vediamo in una luce diversa: ‘sorgere a’.
‘Sorgere’ è un verbo potente: viene dal latino sùrgere, che è una contrazione di subrìgere, letteralmente ‘reggere da sotto’ (da cui anche ‘sorreggere’). Questa azione ci evoca un gesto muscolare, un elevare sostenuto. E l’assurgere muove questo gesto - muove ciò che è sorretto o sorto - verso una posizione precisa.
L’attivista battagliera assurge a rappresentante di una causa intera, si festeggia il concittadino assurto alle glorie nazionali, l’amministratore capace assurge ad alte cariche. È un movimento finale, tanto energico quanto delicato, come il porre o il salire di un sole a brillare in un luogo esatto.
Una parola che nobilita il discorso in cui emerge, e il pensiero da cui emerge.